Il nostro bos(tri)co: comprendere la crisi forestale causata dal bostrico a San Martino di Castrozza
Il progetto EcoLogica della Montagna a San Martino di Castrozza porta l’attenzione sulla crisi forestale causata dal bostrico, un coleottero che sta devastando le foreste di abete rosso. Attraverso giornate di sensibilizzazione, l'iniziativa mira a far comprendere l'impatto di questo parassita e il ruolo del cambiamento climatico nel suo proliferare.
Introduzione alla crisi forestale: il bostrico e i suoi danni
EcoLogica della Montagna, il progetto che opera nell’ambito dell’educazione alla sostenibilità e alla consapevolezza del territorio creato da Sara Zaetta e Irene Fontana, e a cui partecipa Lucio Zagonel come collaboratore, ritorna con un’iniziativa nuova a San Martino di Castrozza che ha come protagonista l’ormai ben noto bostrico, il famigerato coleottero responsabile degli ingenti danni inflitti alle foreste di abete rosso negli ultimi anni.
Nel corso di due incontri, uno teorico e uno sul campo, i tre esperti Ruggero Alberti, dottore forestale, Aldo Martina, naturalista e divulgatore del Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino, e Matteo Garbelotto, professore al Dipartimento Scienze Ambientali dell’Università di Berkeley in California, hanno condiviso con i partecipanti le loro conoscenze su questo tema, attingendo alla loro esperienza professionale. Gli esperti hanno illustrato nel dettaglio le diverse ragioni che hanno portato il bostrico, parassita endemico dell’abete rosso che è presente naturalmente nelle foreste, ad andare incontro a un’esplosione di una portata tanto critica come quella a cui tristemente assistiamo oggi. Hanno inoltre precisato che eventi di questo tipo non sono una novità nella storia del nostro pianeta, ma che tuttavia oggi essi si inseriscono all’interno di un quadro di mutamenti che stanno avvenendo a livello globale, fattore che contribuisce a renderli ancora più gravi e imprevedibili.

Gli effetti del cambiamento climatico sugli alberi e sul bostrico
Se da un lato «l’effetto diretto ed esclusivo del clima sugli alberi non è attualmente di larga scala», spiega il prof. Matteo Garbelotto, non si può purtroppo dire lo stesso dei suoi effetti indiretti. Il cambiamento climatico infatti contribuisce a rendere gli alberi più deboli, modificando il microbioma delle piante, causando la conversione di organismi benigni a patogeni virulenti, e influenzando direttamente funghi e insetti che possono attaccare gli alberi deboli. Tutti questi fattori rendono gli alberi “stressati”, e quindi più facilmente suscettibili a essere attaccati da insetti come il bostrico e da altri agenti patogeni.
Un altro elemento che contribuisce ad acuire la fase endemica del bostrico riguarda uno dei suoi fattori limitanti più significativi, ovvero le rigide temperature invernali. Uova e larve del bostrico muoiono a temperature di -10°/-15° che si protraggono per diversi giorni, mentre le pupe sono ancora più resistenti. «Normalmente il bostrico completa due cicli biologici in un anno, ma con l’accorciamento degli inverni e l’innalzamento delle temperature è possibile che si creino le condizioni perché questi diventino tre, aumentando in questo modo ancora di più la sua popolazione» spiega il naturalista Aldo Martina. Anche i predatori del bostrico come le vespe itneumoniche e i picchi hanno un ruolo importante, ma il loro impatto rimane limitato.

Le strategie per gestire l'emergenza bostrico
Cosa fare per gestire questa epidemia? Lo spiega Ruggero Alberti del Servizio Forestale Demaniale: «Può aiutarci ad avere un’idea del grado di priorità rivestito da questo problema se vi dico che l’80% della nostra attività attuale riguarda la gestione del bostrico». Uno degli aspetti su cui si concentra il Piano Bostrico della Provincia Autonoma di Trento è quello della selvicoltura naturalistica, il cui obiettivo consiste nel replicare il più fedelmente possibile lo sviluppo delle piante così come avviene in natura, ovvero in modo misto. Non più foreste composte unicamente da abete rosso quindi, ma più biodiversità e varietà di specie, il che rende le foreste più resistenti. Quando finirà la fase epidemica? Non lo possiamo sapere per certo, ma sull’esperienza di tempeste avvenute in Europa centrale in passato, la pullulazione del bostrico dura di solito cinque o sei anni, ma a volte anche di più.
Il progetto EcoLogica della Montagna: l'importanza della sostenibilità e della consapevolezza
In conclusione, lo spirito che ha animato queste due giornate, così come le altre iniziative del progetto EcoLogica della Montagna, non è legato solamente al concetto di sostenibilità, che spesso purtroppo rischia di rimanere vuoto a causa della sua vaghezza e astrattezza, ma a quello di consapevolezza. Questo implica instaurare un legame più attento e significativo con il territorio, riconoscendone le peculiarità e i delicati equilibri, e impegnandosi concretamente per rispettarli e preservarli.
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